PER LA “QUALITA’ GLOBALE” IL COINVOLGIOMENTO DI TUTTI
Il fattore “qualità” sta pericolosamente scadendo a luogo comune, inflazionato dai media e strumentalizzato in tutti i campi del produrre, al punto che c’è da chiedersi se sia veramente un problema “nuovo” (produrre senza qualità ha infatti da sempre voluto dire relegarsi nel sottobosco e nel limbo di ogni attività, di cui il mercato ha sempre fatto, inevitabilmente, giustizia), o se non stia assurgendo a mero slogan ritenuto vincente, che occorre cavalcare a tutti i costi, per rimanere surrettiziamente nell’agone della pura apparenza. “Qualità” è, invece, la tacita sostanza che si deve poter toccare con mano, nell’operare quotidiano; ma “qualità” è anche il risultato del felice rapporto tra il prodotto e il suo utente; e questo è particolarmente vero quando si parla di impermeabilizzazione.
Produrre membrane bituminose, da artigianato pur creativo dei pionieristici anni Sessanta, è ormai da tempo un’attività industriale altamente tecnologica per la quale le normative, nazionali ed internazionali, hanno stabilito direttive e vincoli, che la nuova prospettiva del libero mercato europeo del ’93 rendono, già da ora, ineludibili. I produttori italiani facenti capo alla Federchimica sono perciò in grado di assicurare la qualità, di cui sono peraltro responsabili anche per legge: il fatto che ormai ogni casa abbia prodotti avallati da un “agrément” lo testimonia.
E tuttavia, produrre qualità è più facile che venderla; produrre qualità è anche più economico, perché rimangono comunque immutati i costi di produzione. E, questo, i produttori l’hanno sperimentato sul proprio corpo quando, in un non lontano passato, un mercato sempre più parcellizzato e sempre meno qualificato voleva comprare solo il “prezzo”, non la “qualità”.
E’ stato, quello, un momento non felice del rapporto tra domanda e offerta – nel nostro settore. E tuttavia, non basta aver abbandonato l’obiettivo “prezzo”, optando per la qualità. Abbiamo detto infatti che “qualità” è il risultato del felice rapporto tra il prodotto e il suo utente; e l’utente non sempre ha la voglia o la capacità di cambiare, e non ha una normativa che lo costringa ad adeguarvisi.
In questo l’IGLAE diventa polo importante per l’adeguamento responsabile della domanda all’offerta. L’Istituto, che da tempo persegue una moralizzazione nel campo degli applicatori, ha posto criteri di vario ordine, estremamente restrittivi e qualificanti, per accogliere fra le proprie file nuovi associati. Esso sta conducendo inoltre lavori per definire criteri di deontologia professionale e di rapporti con il mondo della produzione, il quale partecipa a questi lavori con estremo interesse, con la massima disponibilità e con impegno costruttivo, con propri rappresentanti. Tutto ciò, anche nella prospettiva della formulazione di una polizza assicurativa di tipo nuovo, garantita dalla qualificazione dell’utente e dalla conformità ad un nuovo codice di pratica, e che andrebbe ad integrarsi con le coperture assicurative del prodotto di qualità, fornite dal produttore.
Ma il settore dell’impermeabilizzazione è forse l’unico in cui la qualità ha bisogno di quell’aggettivazione, spesso anodina, di “globale”. Globale, perché deve coinvolgere non solo i due partner di cui abbiamo finora parlato ma, in modo vincolante, il mondo della progettazione, quando non anche quello della committenza (certamente la pubblica, ma anche la privata). Quando il polinomio “richiesta – progetto – prodotto – installazione – copertura assicurativa” diventasse un fatto inscindibile e prioritario nel campo dell’impermeabilizzazione, qualità non sarebbe allora più parola vuota o slogan di copertura, ma testimonianza tangibile ed affidabile di una volontà comune di ben operare, per la valorizzazione delle grandi possibilità qualitative di tutti gli operatori in campo.

Beppe Barbesino