PRESUPPOSTO DEL SUCCESSO LA PERFETTA CONOSCENZA DI TECNICHE E MATERIALI
E’ ben noto che la gran parte dei lavori d’impermeabilizzazione oggi sono eseguiti da “imprese” di struttura quasi sempre artigianale, non iscritte ad associazioni di categoria, costituite da pochi operai per lo più non qualificati, che si improvvisano impermeabilizzatori (basta qualche cannello, un paio di bombole di gas e un automezzo per poter posare in un giorno alcune centinaia di metri quadrati d’impermeabilizzazione) e i risultati negativi sono all’ordine del giorno. Ben diversa è la situazione quando ci si trova ad operare con imprese qualificate, che sono costantemente sul mercato ed in grado di rispondere del loro operato a distanza di tempo.
Qualità. La prima cosa è mettersi d’accordo sulla qualità “di chi, di che cosa”. Ovviamente si intende la qualità dell’opera d’impermeabilizzazione vera e propria, ma anche e non poco dalla qualità della progettazione, del capitolato, dell’esecuzione dei lavori prima e dopo l’intervento dell’impermeabilizzatore, dei materiali impiegati e così via. Quindi si deve parlare di qualità globale dell’opera, e questa qualità può essere fornita solo da imprese ben qualificate che siano in grado d’intervenire in tutti gli stadi del processo, magari anche solo con interventi consultivi che siano però in grado di porre dei punti fissi a cui tutti gli operatori debbano rispettare.
Tutto questo però non esclude, ma anzi evidenzia, che l’impresa di impermeabilizzazione deve per prima essere in grado di fornire qualità tout court: dove, con qualità, intendiamo una perfetta conoscenza dei materiali che vengono impiegati non solo nell’impermeabilizzazione vera e propria, ma anche negli strati adiacenti, siano essi strutturali, isolanti o di semplice contatto; delle operazioni di posa in opera. Fatta questa premessa analizziamo la situazione attuale in alcuni paesi europei e in Italia. In Francia e Belgio, per esempio, vige una legge che obbliga tutti gli operatori edili ad assicurare i lavori per un periodo decennale. La copertura assicurativa fa sì che il fruitore dell’opera sia completamente coperto per qualsiasi inconveniente gli possa derivare per qualsivoglia difetto nei materiali o nell’esecuzione della o delle opere edili. Naturalmente le compagnie assicuratrici si rifanno a loro volta sui responsabili del danno. Ne discende che i premi assicurativi, da pagare da parte degli operatori del settore, saranno diversi in funzione della loro “qualità” (capacità tecnica, scelta dei materiali, serietà, e così via). Operano inoltre organizzazioni strettamente legate con le compagnie di assicurazioni (Bureau Veritas, Socotec ed altre) che effettuano regolarmente visite e controlli nei cantieri, redigendo verbali che permettono, anche a distanza di tempo, di risalire al modo di esecuzione del lavoro, all’analisi dei materiali, alle stratificazioni, alla manodopera e così via.
Questo sistema è sicuramente perfettibile, ma rappresenta già un notevole traguardo. In Germania non vige una copertura assicurativa obbligatoria, ma esiste una mole di normativa tecnica, sicuramente non di alto livello, ma certamente capace di coprire ogni più piccolo aspetto del problema. In più il controllo nei cantieri è continuo e minuzioso e le associazioni di categoria giocano un ruolo determinante nel settore.
In Italia, al momento attuale, tutto è nel vago e lasciato all’improvvisazione degli operatori. Questo lavoro essenziale delle imprese d’impermeabilizzazione viene spesso vanificato dall’orientamento delle imprese di costruzione e dagli studi di progettazione che effettuano le proprie scelte con riguardo al prezzo più che alla qualità dell’esecuzione. E’ evidente che l’impresa qualificata, dovendo sostenere notevoli costi aziendali, non possa aderire alle esigenze del committente che effettua le proprie scelte unicamente in base al minor costo; è altrettanto evidente, però, che un’opera eseguita con tali presupposti presenta percentuali di rischio direttamente proporzionali al risparmio conseguito.
Attualmente l’IGLAE, attraverso una nota società internazionale, sta cercando di qualificare le aziende ad essa aderenti sulla base di norme internazionali. Per garantire un livello di qualità idoneo e sufficiente, sta cercando di darsi un criterio di scelta dei materiali da impiegare che non sia solo in funzione del loro prezzo; sta cercando altresì di fornire dei codici di pratica sia per i capitolati che per la realizzazione delle opere che almeno facciano un po’ di chiarezza nel settore e così via. Tutto al fine di poter arrivare ad una copertura assicurativa che copra veramente il fruitore finale dell’opera. E’ in questo senso che si deve muovere il settore edilizio per poter garantire una qualità, qualità che sempre di più viene richiesta e che ormai – alle soglie del 1993 – diventa condizione necessaria per la sopravvivenza. Con la totale eliminazione delle barriere internazionali, la sola arma vincente in un mercato estremamente agguerrito e concorrenziale è la qualità nell’accezione più ampia, ma anche la costanza di qualità in modo particolare per i prodotti e garanzia di qualità per le opere. Riassumendo, a costo di essere pleonastico, per garanzia di qualità si vuole intendere un’opera eseguita “a regola d’arte” (dove le regole dell’arte sono scritte e codificate), da imprese qualificate secondo norme ormai ben note (Iso, Cen, Uni), con materiali di qualità garantita e costante (oggi, per esempio, “agrement” Icite/Ueatc) e, infine, con maestranze qualificate.

Piermaria Sartori